COMUNICARE AL VIAGGIATORE

Il viaggiatore è una creatura in costante evoluzione. La pandemia ha radicalizzato comportamenti che erano già in essere, potenziandoli. Che tipo di comunicazione si attende il ‘cittadino temporaneo’ e come coinvolgerlo?

 

Si parla molto, anche in virtù del nuovo PNRR (Piano Nazionale di Resilienza e di Ripresa), di come si stia evolvendo il turismo e di quali siano le leve che potranno attrarre i nuovi viaggiatori.

Innovazione tecnologica ed inclusione sociale traghetteranno il comparto verso una dimensione nuova, in cui l’offerta Paese possa finalmente dimostrarsi compatta ed univoca, capace di  competere con altre destinazioni meno attraenti , ma meglio organizzate e più attente alle nuove dinamiche di scelta.

In effetti, sta perdendo consistenza la definizione di ‘turista’ che tende a vivere la destinazione come un prodotto di consumo. Da anni, però, si fa strada un profilo nuovo, quello del viaggiatore-cittadino temporaneo: viaggio e casa si sovrappongono, si sommano, diventano gli addendi che generano un nuovo risultato, quello della scoperta e della crescita personale. Si cerca il contatto con la persona del posto, con i suoi usi e costumi, ci si vuole immergere nella vita locale… proprio come un cittadino temporaneo.

Queste nuove dinamiche hanno favorito una ‘staycation’ piuttosto che una ‘vacation’: l’esigenza di dover lavorare da remoto ha fatto si che molti scelgano località diverse dalla propria abitazione per lavorare e vivere, anche durante diversi mesi. Appunto come cittadini temporanei, che al piacere del viaggio uniscono quello del contatto con un nuovo ‘senso del luogo’.

Se il viaggiatore cambia, l’operatore turistico, la comunità civile e la pubblica amministrazione non possono restare a guardare. Serve ripensare il turismo secondo nuovi paradigmi di viaggio, sviluppando anche nuove competenze e nuove strategie di azione.

 

Noi in Aregai da anni aiutiamo progettazioni turistiche partecipate, nazionali ed internazionali, secondo criteri che, assimilando le tre aree della sostenibilità (ambientale, sociale ed economica), si adeguino e calzino bene con le caratteristiche che distinguono l’‘industria turistica’ da ogni altra e che quindi richiede una misura, un monitoraggio ed una comunicazione specifici e tutt’altro che generici.

Alla base di ogni azione progettuale, la partecipazione di tutti gli attori territoriali è essenziale per mettere a regime le condizioni di un miglioramento continuo (non ‘crescita’, bensì miglioramento), che sappia parlare la lingua del viaggiatore, come idioma condiviso dalla destinazione. Di quale lingua stiamo parlando? Dell’unica possibile per la rigenerazione turistica: la lingua che parla del senso del luogo, del Legame con il territorio, della capacità di Innovazione, della Competitività equa ed eticamente corretta, dell’impegno verso l’Ecosotenibilità ed infine della Tutela delle persone.

Ecco, questa lingua deve forgiare la nuova comunicazione, che si racchiude in un unico acronimo, ‘L.I.C.E.T.’, che definisce anche i cinque criteri applicativi di progettualità, monitoraggio e misura messi a punto da Aregai nel corso di diversi anni di sperimentazioni nazionali ed internazionali.

L.IC.E.T. è quindi uno strumento guida, che permette di agire in termini di innovazione e competitività mantenendo l’equilibrio con le specificità territoriali, con la conservazione dell’ambiente e con la generazione di benessere per cittadino e viaggiatore/cittadino temporaneo.

Marketing e comunicazione si orienteranno sempre più in quella direzione: l‘inclusione sociale, intesa come creazione di benessere rispettoso delle esigenze di tutt*, può passare solo da una visione integrata tra gestione delle risorse territoriali, ambiente ed economia. Avrebbe poco senso parlare, per esempio, delle minacce generate dai cambiamenti climatici, se prima non si educano cittadini e viaggiatori ad impegnarsi nel rispetto del bene comunela destinazione – come luogo il benessere fa rima con conservazione ed inclusione. La resilienza e la ripresa del Piano Nazionale passano da quel nodo cruciale che è l’inclusione ed attorno alla quale ruotano l’ecosostenibilità e l’economia di ogni Paese.

Così come la nuovissima norma UNI/ISO 30415 sul tema della gender equality dimostra, il tema dell’inclusione sociale è un caposaldo anche nell’innovazione turistica: l’identità di genere è un argomento di cui il PNRR si occupa, definendo l’urgenza di mettere a sistema strategie, modelli di gestione pubblica e privata virtuosi.

Disporre di strumenti e strategie che raccontino l’impegno di una destinazione, di un’azienda, di un evento in maniera chiara e semplice per il viaggiatore, utilizzare la digitalizzazione per migliorare la fruizione intelligente dei luoghi, educare a non consumare i territori, bensì a conservarli sono missioni che alcuni Paesi, anche meno attrattivi dell’Italia, stanno già valorizzando da tempo. Tutto questo, per noi Italiani, non dovrebbe essere nuovo. Se ci pensiamo bene, la cultura mediterranea di cui siamo permeati (quello stile di vita che va sotto il nome di ‘Dieta Mediterranea’ e che è molto più che solo sana alimentazione), va proprio in quella direzione, quella dell’accoglienza e dell’inclusione. Attingiamo da lì, adottiamo le giuste tecnologie, educhiamo gli operatori e le istituzioni ai nuovi paradigmi della domanda turistica e potremo davvero competere come destinazione attrattiva per la sua rinnovata ospitalità.

 

‘foto tratta da pixabay.com