LA RIPRESA NEL TURISMO PASSA – ANCHE – DAL CIBO

 

Turismo di prossimità, prodotti a km 0, stagionalità, attenzione ai consumi, cura dell’ambiente, conservazione del territorio, inclusione, digitalizzazione… queste solo alcune delle parole che sentiamo pronunciare spesso quando si parla di ripresa del turismo in Italia. Il tema della transizione – non solo ecologica, ci auguriamo, ma anche sociale – sta spingendo molti operatori ad immaginare nuovi turismi ed in particolare intercettare, se presente, il nuovo viaggiatore.

Uno dei focus principali, quando si parla di sostenibilità, è il cibo. E certamente, in un Paese come l’Italia, in cui per cultura il cibo è parte integrante delle nostre tradizioni, consuetudini, costumi, in cui esso è uno asset nazionale di valore senza pari al mondo che genera ricchezza ed attrattività, è essenziale porci una domanda: La ripresa del turismo quanto è condizionata da una nuova consapevolezza nell’alimentazione?

Pensiamo che il condizionamento sia forte e debba spingere gli operatori ad immaginare, prototipare un’offerta turistica in cui effettivamente il viaggiatore venga messo in condizioni di nutrire e far crescere quella consapevolezza. Il turismo enogastronomico gioca un ruolo fondamentale in questa partita. Non solo. Anche laddove non si viaggi con intenti dichiaratamente enogastronomici, le destinazioni sono chiamate a far propri i nuovi paradigmi dell’alimentazione, uniti a servizi di ospitalità gradevoli ed appaganti.

 

L’Italia porta in grembo quello stile di vita mediterraneo, quel set di valori che parlano di accoglienza fin dall’epoca greco-romana ed in cui il cibo sano è stile di vita – non a caso si parla di dieta mediterranea – che vede l’inclusione, la comunità e la convivialità come parti integranti dello star bene. Questo non è il linguaggio del turismo?

 

Per noi un’alimentazione sana è quella che genera benessere per le comunità e per i viaggiatori, che non impatta sull’ambiente e che è attenta alla filiera di produzione. Un’alimentazione accessibile economicamente ed il cui modello viene comunicato parlando la lingua del legame con il territorio, dell’innovazione, della creatività competitiva, dell’ecosostenibilità e della tutela delle persone. Attorno ad un sano progetto di alimentazione ruota una comunicazione di valori tangibili, la cui attuazione deve essere toccata con mano da chi ad esso si avvicina.

In Piemonte, vincitore dell’Oscar del turismo enogastronomico, si parla da tempo di sostenibilità alimentare e turistica come di un connubio inscindibile. Le sperimentazioni in corso su nuovi prototipi di colazioni (colazione LICET) e l’organizzazione di premi come il Bezzo (in cui si persegue la ristor-azione come disseminazione di sostenibilità alimentare e turistica) ne sono gli esempi più virtuosi, che possono tracciare la strada verso la concreta attuazione di quei ‘nuovi paradigmi’ turistici di cui si sente parlare.

#sostenibilità
#turismo
#enogastronomia
#cucinaitaliana
#premioBezzo

COMUNICARE AL VIAGGIATORE

Il viaggiatore è una creatura in costante evoluzione. La pandemia ha radicalizzato comportamenti che erano già in essere, potenziandoli. Che tipo di comunicazione si attende il ‘cittadino temporaneo’ e come coinvolgerlo?

 

Si parla molto, anche in virtù del nuovo PNRR (Piano Nazionale di Resilienza e di Ripresa), di come si stia evolvendo il turismo e di quali siano le leve che potranno attrarre i nuovi viaggiatori.

Innovazione tecnologica ed inclusione sociale traghetteranno il comparto verso una dimensione nuova, in cui l’offerta Paese possa finalmente dimostrarsi compatta ed univoca, capace di  competere con altre destinazioni meno attraenti , ma meglio organizzate e più attente alle nuove dinamiche di scelta.

In effetti, sta perdendo consistenza la definizione di ‘turista’ che tende a vivere la destinazione come un prodotto di consumo. Da anni, però, si fa strada un profilo nuovo, quello del viaggiatore-cittadino temporaneo: viaggio e casa si sovrappongono, si sommano, diventano gli addendi che generano un nuovo risultato, quello della scoperta e della crescita personale. Si cerca il contatto con la persona del posto, con i suoi usi e costumi, ci si vuole immergere nella vita locale… proprio come un cittadino temporaneo.

Queste nuove dinamiche hanno favorito una ‘staycation’ piuttosto che una ‘vacation’: l’esigenza di dover lavorare da remoto ha fatto si che molti scelgano località diverse dalla propria abitazione per lavorare e vivere, anche durante diversi mesi. Appunto come cittadini temporanei, che al piacere del viaggio uniscono quello del contatto con un nuovo ‘senso del luogo’.

Se il viaggiatore cambia, l’operatore turistico, la comunità civile e la pubblica amministrazione non possono restare a guardare. Serve ripensare il turismo secondo nuovi paradigmi di viaggio, sviluppando anche nuove competenze e nuove strategie di azione.

 

Noi in Aregai da anni aiutiamo progettazioni turistiche partecipate, nazionali ed internazionali, secondo criteri che, assimilando le tre aree della sostenibilità (ambientale, sociale ed economica), si adeguino e calzino bene con le caratteristiche che distinguono l’‘industria turistica’ da ogni altra e che quindi richiede una misura, un monitoraggio ed una comunicazione specifici e tutt’altro che generici.

Alla base di ogni azione progettuale, la partecipazione di tutti gli attori territoriali è essenziale per mettere a regime le condizioni di un miglioramento continuo (non ‘crescita’, bensì miglioramento), che sappia parlare la lingua del viaggiatore, come idioma condiviso dalla destinazione. Di quale lingua stiamo parlando? Dell’unica possibile per la rigenerazione turistica: la lingua che parla del senso del luogo, del Legame con il territorio, della capacità di Innovazione, della Competitività equa ed eticamente corretta, dell’impegno verso l’Ecosotenibilità ed infine della Tutela delle persone.

Ecco, questa lingua deve forgiare la nuova comunicazione, che si racchiude in un unico acronimo, ‘L.I.C.E.T.’, che definisce anche i cinque criteri applicativi di progettualità, monitoraggio e misura messi a punto da Aregai nel corso di diversi anni di sperimentazioni nazionali ed internazionali.

L.IC.E.T. è quindi uno strumento guida, che permette di agire in termini di innovazione e competitività mantenendo l’equilibrio con le specificità territoriali, con la conservazione dell’ambiente e con la generazione di benessere per cittadino e viaggiatore/cittadino temporaneo.

Marketing e comunicazione si orienteranno sempre più in quella direzione: l‘inclusione sociale, intesa come creazione di benessere rispettoso delle esigenze di tutt*, può passare solo da una visione integrata tra gestione delle risorse territoriali, ambiente ed economia. Avrebbe poco senso parlare, per esempio, delle minacce generate dai cambiamenti climatici, se prima non si educano cittadini e viaggiatori ad impegnarsi nel rispetto del bene comunela destinazione – come luogo il benessere fa rima con conservazione ed inclusione. La resilienza e la ripresa del Piano Nazionale passano da quel nodo cruciale che è l’inclusione ed attorno alla quale ruotano l’ecosostenibilità e l’economia di ogni Paese.

Così come la nuovissima norma UNI/ISO 30415 sul tema della gender equality dimostra, il tema dell’inclusione sociale è un caposaldo anche nell’innovazione turistica: l’identità di genere è un argomento di cui il PNRR si occupa, definendo l’urgenza di mettere a sistema strategie, modelli di gestione pubblica e privata virtuosi.

Disporre di strumenti e strategie che raccontino l’impegno di una destinazione, di un’azienda, di un evento in maniera chiara e semplice per il viaggiatore, utilizzare la digitalizzazione per migliorare la fruizione intelligente dei luoghi, educare a non consumare i territori, bensì a conservarli sono missioni che alcuni Paesi, anche meno attrattivi dell’Italia, stanno già valorizzando da tempo. Tutto questo, per noi Italiani, non dovrebbe essere nuovo. Se ci pensiamo bene, la cultura mediterranea di cui siamo permeati (quello stile di vita che va sotto il nome di ‘Dieta Mediterranea’ e che è molto più che solo sana alimentazione), va proprio in quella direzione, quella dell’accoglienza e dell’inclusione. Attingiamo da lì, adottiamo le giuste tecnologie, educhiamo gli operatori e le istituzioni ai nuovi paradigmi della domanda turistica e potremo davvero competere come destinazione attrattiva per la sua rinnovata ospitalità.

 

‘foto tratta da pixabay.com

 

SPEED DATE – 26 GIUGNO

È uno speed date in piena regola, quello co-organizzato dal Consorzio turistico GranMonferrato in collaborazione con Aregai.

Lo speed date di GranMonferrato, che si terrà  presso le Cantine Cinque Quinti  di Cellamonte nella mattina del 26 giugno, si rivolge ai giovani delle superiori ed agli universitari, che potranno incontrare e raccontarsi ad  alcune delle aziende  vitivinicole ed agrituristiche del nostro Monferrato. Avranno così modo di conoscersi  reciprocamente, aprendo opportunità future di possibili collaborazioni.

ISCRIVETEVI QUI:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-speed-date-granmonferrato-157351946909?aff=ebdssbeac

Un evento in cui porteremo l’esperienza dei nostri progetti internazionali come
Employable Young People (http://www.eypprogram.com) e SGAG SKILL GENERATOR ASSESSMENT GAME (https://aregai.it/progetti/sgag-skill-generator-assessment-game/). Progetti ancora molto innovativi per i materiali prodotti, un supporto concreto ad insegnanti, educatori, ma anche tutor scolastici e aziendali, animatori e altri professionisti che lavorano per facilitare lo sviluppo dei loro studenti.

Il punto di forza di AREGAI è creare metodi e metodologie, validarle a livello internazionale e metterle a disposizione dei territori, come faremo il 26 giugno con lo SPEED DATE IN MONFERRATO.

Un efficace dialogo si attiverà tra giovani e imprese.
Ringraziamo le imprese che hanno già seguito i 5 valori LICET per creare la SMART LABEL semplificata (https://aregai.it/smart-labels/), uno strumento con cui racconteranno la loro #sostenibilità identitaria, ovvero le scelte e le azioni in modo da catturare l’attenzione degli interlocutori e motivarli ad approfondire.

Tra le prime aziende che si sono rese disponibili:

Ringraziamo gli istituti @Istitutoleardi, l’istituto #Luparia, @giornaleilmonferrato e tutti coloro, enti, istituzioni e cittadini che faranno il #passaparola per coinvolgere i ragazzi, onsapevoli che i temi ed il linguaggio della sostenibilità rappresenta il loro presente e servirà per il loro futuro.

I valori LICET del #legame con il territorio, #innovazione, #competitività, #eco-sostenibilità, #tutela delle persone sono stati condivisi dal Consorzio @GranMonferrato e sono al centro dello sviluppo territoriale turistico italiano.

Durante lo SPEED DATE, Aregai metterà a disposizione alcuni degli strumenti del modello di #svilupposostenibile partecipato LICET  –   per aiutare giovani e aziende a presentarsi utilizzando  l’idioma della sostenibilità’.

I partecipanti torneranno a casa con un ‘metodo’ per raccontarsi, valido sia per giovani che per aziende, impegnati a interagire in maniera nuova ed attenta alle sfide del futuro, in cui la cura del Pianeta, la cura del bene comune e l’economia della qualità di vita saranno al centro di ogni azione.

E poi…extra bonus per i giovani:  portate i vostri CV…vi attende un’esperta di Risorse Umane che vi aiuterà a perfezionarlo e fornirà indicazioni utili per le sue integrazioni future.

Il Legame con il territorio, l’Innovazione, la Creatività  e la Competitività, così come l’Ecosostenibilita e la Tutela della persona –  di cui LICET è acronimo -sintetizzano la  vocazione di sviluppo territoriale di GranMonferrato ‘benessere senza confini” e che vuole partire proprio coinvolgendo le nuove generazioni.

ISCRIVETEVI QUI, VI ASPETTIAMO!

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-speed-date-granmonferrato-157351946909?aff=ebdssbeac

Convegno AIQUAV e lancio del Manuale Ristor-Azione virtuosa

Si è conclusa oggi la tre giorni – 22-24 Aprile 2021- di appuntamenti organizzati dall’ Aiquav – Associazione Italiana per gli studi sulla Qualità della Vita

per il VII Convegno Nazionale AIQUAV on line.

che quest’anno ha concentrato l’attenzione su come il recupero di benessere e qualità della vita possa ripartire dai territori.

Grazie a Filomena Maggino, presidente di AIQUAV, con la quale collaboriamo da anni per il premio BEZZO dedicato alla ristorazione virtuosa, che ha coordinato la presentazione del manuale dal titolo

 

LA RISTOR-AZIONE VIRTUOSA

Guida all’uso del percorso LICET®- BES. Come cibo e ristorazione sostenibili possono contribuire al benessere del cittadino e del territorio

scritto dalla nostra Pres. CTS, Enza Laretto.

 

La presentazione è durata 1 ora suddivisa in un prima parte di illustrazione del Manuale ed una seconda per le domande ed il confronto costruttivo.

Nelle slide, che trovate cliccando qui, è presentata una sintesi del manuale illustrata secondo un percorso che parte dall’analisi del contesto di una ristorazione che il Covid-19 ha posto in una condizione di estrema sofferenza, condizionata anche dalle decisioni economiche di supporto al settore.

I mancati acquisti in cibi e bevande nel 2020 valgono oltre 9,6 miliardi di euro, i consumi fuori casa degli italiani per colazioni, pranzi e cene fuori casa sono crollati del 48% generando effetti anche su molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura, che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

La ristorazione, ancor prima dell’emergenza dettata dal Covid-19, era in sofferenza. Una bolla pronta ad esplodere da un momento all’altro, il Covid-19 ha accelerato il processo, portando alla luce, in modo più evidente, le criticità organizzative già presenti, come l’individualismo e l’incapacità di fare sistema.

Se da un lato la ristorazione è stato il primo comparto a soffrire per le chiusure, i distanziamenti indotti dal Covid-19, lo smartworking, …, è proprio dalla ristorazione che si può attivare un cambio di mentalità a tutti i livelli, che metta il benessere delle persone al centro delle decisioni individuali e collettive.

Prima del COVID la ristorazione rappresentava:

  • 97mila lavoratori (per la ristorazione collettiva* – nei segmenti scolastico, aziendale e sanitario fornisce 860 milioni di pasti l’anno destinati a studenti, lavoratori, degenti e anziani) – https://www.ilsole24ore.com/art/mense-e-coronavirus-lockdown-stronca-settore-fipedanni-8-miliardi-ADzf97J
  • un milione di addetti (per quella commerciale fuoricasa**) – https://www.fipe.it/centro-studi/2019.html

 

L’ALFIERE DEL TERRITORIO

Il manuale descrive come la ristorazione possa diventare “Alfiere del Territorio” e giocare un ruolo strategico, soprattutto per superare la crisi che stiamo vivendo e per affrontare le sfide del futuro.

Con il manuale, la ristorazione, anello di congiunzione tra filiere produttive e consumatori, impara a comunicare il valore del piatto: il bello, il sano, il buono e del ben fatto.

La ristorazione che applica il PERCORSO LICET® – BES, si fa promotore delle scelte e azioni responsabili che generano effetti su: Legame con il territorio, l’Innovazione, la Competitività e la correttezza, l’Eco-sostenibilità e l’ecologia, la Tutela delle persone.

Andando nel particolare, questi 5 valori (le cui iniziali compongono la LICET®, che in latino significa è possibile), per un ristoratore si traducono in azioni, quali, ad esempio:

  • L – l’offerta enogastronomica con prodotti locali, …;
  • I – menù variegato con piatti per tutti i gusti e flessibilità per personalizzare l’offerta, …;
  • C – staff preparato, attenzione al rapporto qualità/prezzo, …;
  • E – menu stagionali, biodiversità, riduzione degli sprechi, …;
  • T – pasti etici, nutrizionalmente bilanciati, attenti ai bisogni speciali, …;

 

Il libro si contraddistingue per condividere un linguaggio comune e ad un sistema di valutazione partecipata del servizio di ristorazione ed altre metodologie di «posizionamento strategico sostenibile».

Chi applica il percorso LICET® – BES descritto, passo passo, nel manuale, non solo impara a fare una ristorazione vituosa, ma può anche usarla come metafora per capire come determinare gli effetti leggibili sul piano del valore aggiunto e sul piano della qualità della vita (BES), secondo le sue 12 dimensioni, a cui sia i territori, attraverso le proprie amministrazioni e le imprese possono ricondursi, individuando le vulnerabilità e le potenzialità che devono essere considerate nella propria pianificazione.

Ad esempio, per il dominio BES relativo alla SALUTE, che considera i livelli di salute della popolazione e gli stili di vita, il ristoratore impara a progettare e a preparare menu per proteggere la salute dei collaboratori e dei clienti (T2, T4) e li educa a fare scelte in grado di migliorare il loro stile di vita (T7). Inoltre, capisce che con queste azioni genera impatti che contribuiscono ad ottenere l’obiettivo SDGs 3 – SALUTE.

Il linguaggio comune si trasforma in un metro di misura quando si analizzano le azioni e i risultati ottenuti, grazie alla SMART LABEL LICET® (vedi come è fatta cliccando qui https://aregai.it/smart-labels/) che valuta:

  • la proattività, quando si supera il livello minimo del 15% per ciascun valore LICET® passando dalla reattività alla previsione per la gestione dei rischi e delle opportunità;
  • la visione olistica, quando i 5 valori superano il livello minimo del 25% e si sa agire in modo integrato;
  • l’equilibrio, ovvero quando i livelli raggiunti dei singoli 5 valori LICET® non si discostano più del 30% dal valore medio;
  • la coerenza, quando si fa riferimento in modo oggettivo agli obiettivi di sviluppo sostenibile SDGs e ci si riferisce alle dimensioni del BES e all’approccio relativo alle sue modalità di misura per orientare il miglioramento.

 

I VANTAGGI DELLA PARTECIPAZIONE NELLA VALUTAZIONE E PROGETTAZIONE

Il libro offre strumenti pratici per misurare le azioni con un sistema di valutazione partecipata che consente di mettere in relazione il produttore, i consumatori e gli esperti tecnici e di progettare il miglioramento.

Per capire facciamo un esempio.

Quando il valore raccontato al ristoratore non corrisponde al valore percepito dal consumatore, si crea un problema di credibilità. Occorre saperlo affrontare determinando le azioni per il miglioramento che possono riguardare anche responsabilità e risorse di altri, come i fornitori apparenti alla filiera.

Per esempio, se il ristoratore racconta di avere un alto livello di LEGAME CON IL TERRITORIO, ma il consumatore capisce che il menu non proviene da fornitori locali, non basta seguire la ricetta della tradizione acquistando le materie prime al supermercato, occorre lavorare sull’autenticità dei processi produttivi e saper raccontare il valore a partire della coltivazione nel campo, coinvolgendo gli agricoltori.

Solo così, il ristoratore con la sua arte della trasformazione delle materie prime accuratamente scelte in base al menu provenienti da fornitori capaci di valorizzare le caratteristiche del piatto, raggiunge l’interesse del consumatore consapevole che lo gusta, lo conosce, attiva le sensazioni e fa esperienza.

L’“Alfiere del territorio” con l’offerta del pasto ed il suo racconto, riesce a suscitare quell’evoluzione interiore necessaria per fare apprezzare tutto il valore del territorio a partire dalle aspettative individuali basate sullo stile di vita, desideri e bisogni particolari.

Importante per la ristorazione italiana, che ha una posizione da tutelare e valorizzare a livello internazionale, la dieta mediterranea.

 

A CHI SI RIVOLGE IL MANUALE?

Il manuale offre esempi e strumenti utili alla:

  • la ristorazione collettiva e a chi fa i capitolati di appalto nelle mense che sono un importante presidio di prevenzione della salute pubblica e di educazione al consumo consapevole ed al ruolo di cittadinanza attiva;
  • la ristorazione commerciale e a chi si occupa di ospitalità territoriale per accompagnare la percezione del valore ed il senso di appartenenza al territorio;
  • i clienti/utenti/consumatori, per rendersi conto degli impatti delle loro scelte di acquisto e fare attenzione verso il benessere proprio, degli altri e del territorio.
  • gli enti formativi che hanno il compito più arduo di far passare tutti questi valori alle nuove generazioni, riqualificando la propria professionalità, con ruolo un attivo nel generare nuove competenze.

 

Il manuale è suddiviso in tre capitoli:

Cap. 1

Avere il bagaglio culturale necessario per capire le logiche dello sviluppo sostenibile, dell’indice BES, degli obiettivi SDGs e di altri strumenti come la DNF, le norme ISO e UNI

Cap. 2

Imparare a valorizzare le AZIONI VIRTUOSE che generano BENESSERE, definendo il proprio piano di crescita e trovando alleanze sul territorio per promuoverlo insieme.

Cap. 3

Imparare dall’esperienza del premio BEZZO sulla ristorazione «Alfiere del territorio»:

  • capitolati di appalto
  • i menu ristorazione commerciale
  • I programmi formativi

 

Arrivati alla fine della lettura del manuale che vantaggi concreti si hanno in mano?

  • Si fa massa critica per valorizzare il ruolo della ristorazione a livello di sostenibilità e politiche territoriali che garantiscano il benessere equo e sostenibile
  • Si diffonde e si promuove il BES a tutti i territori e comunità locali.

 

Se siete arrivati fino qui a leggere e avete ancora voglia di approfondire, non vi resta che acquistare il manuale in forma cartacea o on line, cliccando qui:

https://www.francoangeli.it/Ricerca/scheda_libro.aspx?id=26636.

Seguitaci anche nelle varie iniziative, tra cui i corsi di formazione che stiamo preparando per Voi. Seguiteci su facebook @AregaiTerreDiBenessere.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: NON BASTANO LE AZIONI AMBIENTALI

Purtroppo, tendiamo a reagire solo quando abbiamo la morte in faccia. È questo quello che è successo nella tragica pandemia che ci ha messi davanti a questa condizione.
Non è meno critico il cambiamento climatico che stiamo vivendo, anche se apparentemente non vediamo ancora morti o gravi danni per questo. I segnali che i cambiamenti climatici ci stanno dando, sono già molto più evidenti rispetto a quelli del virus invisibile. Non dimentichiamo che nella zona alpina, negli ultimi anni, abbiamo avuto le estati più calde della storia e che questo condanna i ghiacciai.
Altri effetti visibili non riguardano solo gli animali con la pelliccia, che stanno soffrendo perchè i periodi di gelo sono diminuiti in modo sorprendente, od i pesci, perchè è aumentata la temperatura dell’acqua a tutti i livelli di profondità. Gli effetti stanno già riguardando la nostra vita quotidiana per le inodandazioni dovute all’innanzamento del mare, gli allagamenti causati dalle piogge violente dopo periodi di siccità.
La fragilità dei nostri territori italiani la stiamo vedendo anche nelle frane, nei fenomeni idrogeologici delle zone alpine a appenniniche o negli incendi che potrebbero prolungarsi nei nostri boschi, o potrebbe spostarsi l’altitudine dove gli stessi si verificano.
Gli eventi climatici provocano danni non solo ambientali. Il settore agricolo e turistico si contenderanno l’acqua per la riduzione sia quantitativa che qualitativa, a causa dei fenomeni di eutrofizzazione. In ambito agricolo molte specie coltivate diminuiranno le rese e la scarsità di acqua impatterà anche sugli allevamenti.
Nei prossimi anni possiamo aspettarci un aumento di tutte quelle patologie (cardiopatie, ictus, malattie dei reni, disturbi metabolici) legate allo stress termico e all’interazione tra temperature sempre più alte e inquinanti atmosferici. A tale proposito, la Corte di giustizia Ue ha condannato l’Italia per aver violato “in maniera sistematica e continuativa” i valori massimi di concentrazione di PM 10 nell’atmosfera, in diverse zone dello Stivale (tra cui: Pianura Padana, agglomerati urbani di Milano, Roma, Torino, Padova, Verona), a partire dal 2008-2009 fino a oggi.
Le conseguenze economiche e sociali dei cambiamenti climatici investiranno soprattutto le fasce più povere della popolazione, rendendo ancora più profonde le disuguaglianze.
Siamo convinti che ogni cittadino italiano possa farsi sentire con forza nei tavoli dove si prendoono accordi sui cambiamenti climatici.
A dicembre 2020 sono passati 5 anni dall’accordo di Parigi ed i negoziati proseguiranno nelle prossime conferenze UNFCCC, comprese le aspettative per la prossima COP26, rinviata a novembre 2021 a causa di Covid-19.
L’Italia avrà un ruolo di primo piano nel processo verso la COP26, cogliamo bene questa occasione. L’Italia dovrà facilitare un accordo di alto livello sulle questioni più complesse dal punto di vista politico. Per farlo, dobbiamo prepararci.
Dai mercati internazionali del carbonio, alle tipologie di energia da utilizzare, dalle misure di mitigazione/adattamento a quelle di capacity building in relazione allo stato delle ricerche scientifiche e all’innovazione dei processi industriali e del vivere sostenibile.
Prepariamoci anche alla sensibilizzazione verso ad un cambiamento culturale per una democrazia ambientale che coinvolga l’intera opinione pubblica. Aiutiamo anche i media che devono fare la loro parte nel dibattito sul cambiamento climatico rendendolo più adeguato alla sua vicinanza rispetto ai nostri contesti territoriali ed alla sua urgenza, facendo capire che la gestione dei cambiamenti climatici è una questione prioritaria in tutti i settori, non sono dal punto di vista ambientale.
Altre azioni immediate sono:

    • rafforzamento della capacità dei territori di programmare e progettare in modo sostenibile;
    • incentivare i sistemi di valutazione degli impatti economici, ambientali e sociali di tutti i progetti, leggi e investimenti da oggi in poi;
    • valorizzare la comunicazione trasparente delle azioni fatte e dei risultati ottenuti in merito alla diminuzione dei rischi dei cambiamenti climatici
    • incentivare le aree urbane nell’adozione di soluzioni più attente a ridurre le emissioni di CO2, anche a favore della vita nei borghi minori, meno inquinanti e già più predisposti ad una maggiore garanzia di benessere e qualità della vita.

GIORNALISMO LICET®

AREGAI ritorna a far crescere le competenze dei giornalisti piemontesi con il percorso di sviluppo sostenibile partecipato LICET®. 3 ore che daranno 3 crediti formativi per un corso che ha già soddisfatto l’ordine dei giornalisti del Piemonte perchè ha visto “sold out” la prima edizione e sta già quasi completando la seconda.

Sarà perché uno dei relatori è Filomena Maggino, responsabile della Cabina di regia Benessere Italia (l’organo di supporto tecnico-scientifico al Presidente del Consiglio nell’ambito delle politiche del benessere e della valutazione della qualità della vita dei cittadini), oppure perché il Covid19 ha imposto una aumentata consapevolezza del ruolo dei giornalisti per aiutare i territori a diventare più resilienti, vista la situazione di crisi economica, ambientale e sociale che stiamo vivendo.

Come può un giornalista differenziarsi per sapere affrontare i problemi delle comunità locali e delle sfide globali?

Le notizie dei giornali, se scritte con le parole giuste, in modo oggettivo e senza assoggettamenti, sono un utile strumento per fornire informazioni preziose per posizionare strategicamente i territori grazie a parametri di qualità della vita. Anche utili per una rinascita del turismo, quando il Covid19 sarà sconfitto.

Il corso di giovedì 22 gennaio, dal titolo “Il benessere equo e sostenibile da indice ISTAT a parametro per il giornalismo del cambiamento costruttivo” offre l’opportunità ai giornalisti di diventare protagonisti strategici del cambiamento, per avviare la crescita culturale necessaria per superare la crisi che stiamo vivendo.

Il benessere non è solo welfare, ma una condizione necessaria per il posizionamento competitivo di un territorio.

Usare con consapevolezza il linguaggio della sostenibilità, analizzare compiutamente l’indice di Benessere Equo e Sostenibile (sviluppato da ISTAT e CNEL per misurare la qualità della vita di un territorio) serve per contribuire a valutare i progressi e i ritardi nel miglioramento e ricostruire un quadro completo e specifico della propria realtà. Una interessante sfida professionale per i giornalisti che vogliono diventare un punto di riferimento per informazioni utili agli stakeholders di un territorio che vuole essere attrattivo per nuovi cittadini, turisti ed investitori.

Oltre a Filomena Maggino che presenterà come “il BES e il paniere ISTAT” siano utili ai giornalisti per raccontare il territorio e spingerlo al miglioramento, gli altri argomenti saranno trattati dai relatori che operano da anni in sinergia per diffondere il benessere sui territori: Enza Laretto (Presidente del comitato tecnico scientifico di AREGAI) ed Emanuele Plata (Presidente dell’associazione PLEF).

Con il coordinamento di Silvio Garlasco in rappresentanza dell’ordine dei giornalisti piemontesi, i relatori faranno capire come “passare dal giornalismo turistico ed enogastronomico al giornalismo dell’ospitalità sostenibile” e offriranno una visione pragmatica per affrontare le criticità ed essere promotori del cambiamento costruttivo “smascherando il greenwashing, riconoscendo il valore di chi sa ospitare” e “coinvolgendo i diversi attori locali (e non) per raccontare il territorio e le sue peculiarità”.

Rimanete sintonizzati, condivideremo altre informazioni a riguardo!