L’esperienza Premio Bezzo 2018

Organizzato dalle tre associazioni Aregai Terre di Benessere, PLEF (Planet Life Economy Foundation) e AIQUAV (Associazione Italiana per gli studi sulla Qualità della Vita) il Premio Bezzo fin dall’inizio si è posto come obiettivo l’alimentare la cultura del benessere equo e sostenibile, attraverso la misurazione degli effetti sul territorio.

La recente nomina di Parma come di Capitale Cultura Italiana del 2020, unita alla proposta di collaborazione della rete da parte di Casale Monferrato, ha portato nella selezione dei partecipanti tutti i ristoranti all’interno dieci città finaliste (Casale Monferrato, Piacenza, Parma, Treviso, Merano, Reggio Emilia, Macerata, Bitonto, Nuoro e Agrigento).

I partecipanti, dopo l’iscrizione, hanno affrontato tre differenti fasi di valutazione, basate sul modello LICET®

  1. Autovalutazione della sostenibilità del menu e del servizio;
  2. Valutazione del valore percepito dai clienti secondo una consultazione diretta o via web;
  3. Misura tecnica degli impatti delle scelte dichiarate, attraverso la valutazione di una giuria di esperti multidisciplinari.

A riconoscere i vincitori del premio BEZZO 2018 è stato determinante l’indice LICET basato sulla misura della proattività secondo 5 valori di sostenibilità correlati all’indicatore di benessere equo e sostenibile (BES). L’indicatore che valuta la visione olistica, la proattività, la capacità di gestione equilibrata di 5 valori di sostenibilità, la coerenza tra il valore narrato, percepito e valutato tecnicamente, ha permesso agli organizzatori del premio la stesura della classifica finale.

Al termine del concorso, i tre ristoranti sul podio sono stati:

  1. GINGER, PEOPLE AND FOOD (Agrigento) comunica e vince. Parla al cuore ed alla mente del giurato, lo coinvolge in maniera così profonda da emozionare. Ecco qui la sua leva: il desiderio ed il piacere di raccontare, di impegnarsi nel diffondere il senso del proprio lavoro, della dedizione alla ricerca di ricette e di storie lontane nel tempo le cui radici affondano nella conquista moresca della Sicilia. Si aggiunga la chiara percezione di quanta illuminata saggezza ci sia nella combinazione di personale proveniente da luoghi e continenti diversi, ognuno dei quali contribuisce a rendere sorprendentemente viva la cultura di quel luogo, con sfide inaspettate, come l’uso dello zenzero tra le bevande consigliate.
  2. TERRACOTTA (Agrigento): piatti semplici mediterranei molto tradizionali, mantenuti nella loro semplicità originaria. Anche qui, vince il racconto, la narrazione della propria realtà e del legame con la terra, con le persone che creano la comunità.  I valori più autentici della Dieta Mediterranea, dalla frugalità di ricette marinare alla combinazione sapiente di ingredienti che provengono dal lavoro di giovani organizzati in cooperative a cui il ristoratore offre opportunità di farsi conoscere ed apprezzare. E’ molto forte il valore dell’inclusione, della collaborazione…è sfidante la scommessa, vinta, di voler esser semplici e di eccellere nella semplicità, appunto.
  3. I 12 MONACI (Fontevivo-Parma): bravi nel raccontare e nell’innovare. L’uso di tecnologie, quali i video di presentazioni delle ricette e di conoscenza dei fornitori, sono state mosse vincenti. Il ristorante si distingue per la cura nell’innovazione, piace molto l’inventiva, lo studio e la sperimentazione di rendere ricette tipiche emiliane più adatte ai gusti moderni. I 12 MONACI, attraverso le immagini, dimostrano la loro gratitudine il loro ringraziamento a coloro i quali contribuiscono ogni giorno al successo: i loro fornitori ed i loro clienti. Qui sta la loro forza, oltre alla ricerca costante di rinnovamento: saper essere inclusivi, saper crescere accettando le sfide offerte da un patrimonio di biodiversità alimentare unico.

Non sono finiti sul podio ma hanno dimostrato di saper creare benessere sul proprio territorio attraverso la ristorazione anche gli altri 6 finalisti, rappresentanti dei 4 Comuni candidati a Capitale italiana della Cultura 2020 che hanno aderito all’iniziativa: per Parma (Capitale della Cultura 2020) il ristorante “AL VEDEL”, la trattoria “LA PORTA A VIAROLO” e la “TRATTORIA DEL CACCIATORE”, per Macerata l’osteria “LA VOLPE E L’UVA” e l’“OSTERIA DEI FIORI” e per Casale Monferrato l’osteria “AMAROTTO.

Gli esperti e i ricercatori del mondo accademico, durante la fase di valutazione tecnica, hanno comunque espresso apprezzamento nei confronti di tutti i nove ristoratori finalisti in gara considerandoli come esempi di professionalità e dedizione.

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